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Editoriale

25 settembre 2020 | Editoriale

HOMO PARABELLUM

HOMO PARABELLUM, personale di Valerio De Filippis, a cura di Cecilia Paolini. 

La galleria Art Gap ha il piacere di accogliere nei propri spazi espositivi la mostra HOMO PARABELLUM, personale di Valerio De Filippis. La mostra sarà inaugurata il 26 settembre 2020 alle ore 18.30.

 

È necessario coraggio per guardare il mondo che si conosce cadere in frantumi, ci vuole esperienza per cogliere l’importanza dell’estetica della guerra, della distruzione. Le opere in mostra sono un’esaltante contraddizione tra il classico locus amoenus, per la maggior parte dotta citazione tratta da celeberrimi repertori dell’arte del passato, e uno scenario di guerra ben più complesso, in cui si rincorrono immagini di distruzione e di violenza con la stessa naturale rappresentazione di qualsiasi altro tema iconografico.

 

La cultura del passato, sentita così prossima eppure vagheggiata dall’artista, irrompe nell’ambiente contemporaneo e lo qualifica al di là dello squallore, come se, in retrospettiva, l’istinto primario dell’uomo verso la guerra potesse assumere un valore monumentale al vaglio della Storia. L’archeologia dell’uomo giustifica se stessa e il passato rende importante la miseria del presente. Come per la maggior parte del catalogo di de Filippis, la serie presentata in mostra non coincide con un periodo isolato di studio, ma ha avuto una genesi lontana per una esecuzione che si protrae nel tempo. L’interpolazione tra pacifico e bellico, tra passato e presente, però, è la caratteristica che accompagna praticamente tutti i lavori: nell’Estetica della guerra 02, eseguito nel 2009, quindi esemplare tra i primi elaborati su questa tematica, lo scenario bellico contemporaneo lascia il passo a una citazione di Francois Boucher (1742, olio su tela, Parigi, Louvre).; interpolazione ancor più forte è presente in Ratto (2020): le bellissime fanciulle, tratte dal repertorio rubensiano (Pietro Paolo Rubens, Ratto delle figlie di Leucippo, 1615 ca., olio su tela, Monaco, Alte Pinakothek), non vengono rapite dai Dioscuri ma da due ipertecnologici soldati. In questa caleidoscopica carrellata della pittura più alta che la storia dell’arte ricorda, de Filippis non dimentica l’autocitazione, evidentissima in Papaver rhoeas (2020) dove a sinistra di chi guarda si mostra l’uomo piegato su se stesso, protagonista di molteplici lavori dell’artista, ormai divenuta una delle sue cifre stilistiche più conosciute (Figura, tecnica mista su tavola, 2007).

 

La guerra distrugge ma costruisce la Storia, nulla è indistruttibile poiché niente si perde nella memoria: uno spettacolo terrifico eppur reale che è astante nell’esistenza dell’uomo.

 

Cecilia Paolini

 

La mostra rimarrà aperta fino a venerdì 9 ottobre  2020.

 

E’ consigliata la prenotazione  telefonando ai numeri 06 93 60 201 e 393 44 98 680 oppure via email al seguente indirizzo info@artgap.it. Infine è possibile utilizzare il pulsante di prenotazione nella pagina facebook di Artgap.


sviluppo e realizzazione grafica a cura di Raffaele Verna