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editoriale

13 luglio 2017 | editoriale

l'editoriale di Cecilia Paolini: A proposito di Design...

Ormai da qualche anno, forse decennio, la tendenza d’arredamento degli appartamenti è votata all’estremo minimalismo e alla mancanza di colore: dallo shabby chic al post-moderno, qualsiasi proposta di design d’interni deve prevedere il bianco assoluto; pareti bianche, mobili bianchi, fioriere, pensili, ogni oggetto… dovunque si volti lo sguardo… bianco… come se l’ambiente non fosse già abbastanza asettico così, la mancanza di colore si abbina a un certo gusto perverso nel lasciare le stanze praticamente vuote, arredate solo da elementi essenziali: senza dipinti alle pareti, senza tappeti, poche scansie per i libri.

 

Questa moda è verificabile anche attraverso le proposte dei negozi specializzati, innegabilmente tutti declinati al bianco assoluto e alla cultura dello spazio vuoto: la differenza tra Ikea e Fendi Home è determinata non da proposte diverse, ma da materiali di differente qualità (da cui dipende, ovviamente, l’oscillazione di prezzo), per cui è quasi impossibile distinguere la provenienza del singolo oggetto soltanto dal design, che è malinconicamente simile dovunque. Chiaramente questa considerazione è nata dal contrasto con casa mia, dove il colore delle pareti è quasi indistinguibile (ma comunque colorato a seconda della funzione dell’ambiente…) per la quantità di quadri appesi, dove colonne di libri passeggiano per il pavimento aspettando che per miracolo spunti fuori l’ennesimo scaffale da libreria e gli spazi vuoti (i pochi che restano) sono comunque animati da ricordi cristallizzati in oggetti vari (la collezione di conchiglie e sassi delle terre che ho visitato, vasi e ceramiche varie per accogliere fiori che raccolgo, sculture e diverse altre amenità…).

 

Ora mi domando: la casa è lo spazio dove esercitare la propria personalità, poiché è l’ambiente dove dovremmo essere più a nostro agio… che tipo di personalità collettiva abbiamo per scegliere un ambiente che, seppur di moda, sembra essere la copia più ordinata di una sala d’aspetto ospedaliera? Se il troppo attaccamento alle cose terrene è sicuramente sintomo di una scarsa attenzione alla spiritualità, la totale assenza di oggetti e ricordi è pericolosamente spia di omologazione, di mancanza di capacità critica… se a questo aggiungiamo l’iconografia dei “selfie”, nei quali cambiano gli sfondi ma le espressioni facciali si riducono a due categorie (sorrisi di una finta felicità, poiché quella vera sarebbe inconfondibilmente diversa per ciascuno, e labbra arricciate a mo’ di bacio, pura pornografia poiché ci si rivolge a un anonimo chiunque), rimane da chiedersi che fine abbia fatto la nostra coscienza…


sviluppo e realizzazione grafica a cura di Raffaele Verna