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andrea barazzutti



Tra le filastrocche per bambini più famose d’Italia, la più efficace mi è sempre parsa quella che parla degli elefanti che dondolano appesi al filo di una ragnatela e aumentano di uno per ogni strofa… la trovo la più efficace perché è divertente (buffa è l’immagine di pesanti e rotondi pachidermi che dondolano su un sottilissimo filo di ragnatela…), è utile per addormentarsi, ma soprattutto è educativa nella sua assurdità: il concetto di pesante e leggero, di stabile e instabile ha una sua fondatezza nel mondo fisico, ma in quello mentale l’impossibile non esiste, esiste solo la forza di volontà.

 

Da adulta mi ero dimenticata di questa filastrocca fino a quando un pomeriggio d’estate, nell’organizzato disordine del suo studio, Barazzutti mi parlò dei Rotolofanti, pachidermi in continua evoluzione (non a caso rotolano…) per i quali noi esseri umani saremmo l’equivalente degli animali da compagnia: ognuno di noi, quindi, è associato a un rotolofante. Dal nostro pachiderma immaginario è possibile trarre conforto e insegnamento, ma solo dall’osservazione di ciò che fa, perché in realtà il rotolofante non esiste per farci da guida. Il risultato di questa mitologia proboscidea è una serie di tavole preziosamente istoriate, molto complesse nella costruzione eppure leggerissime nella resa finale (come un pachiderma appeso a un filo…), di piccole dimensioni eppure immense poiché l’occhio si perde negli infiniti meandri di linee e colori…

 

Nell’universo immaginario e realissimo di Barazzutti non esistono solo Rotolofanti: si incontrano uomini-pesce, numeri che giocano a fare arte (ma non è forse da sempre il loro compito…?), animali che si riappropriano del loro significato istintuale, archetipi di una coscienza che troppo spesso si dimentica o, peggio, si rinnega. Tutta l’opera di Barazzutti potrebbe essere definita come il sorprendente equilibrio di contraddizioni: soggetti iconografici irrazionali sono creati attraverso disegni dalle precise divisioni geometriche; complicate strutture di linee e colori in un multiforme horror vacui appaiono come leggerissime improvvisazioni; sinestetiche frasi e personaggi buffi rivelano profondissime verità dell’umano sentire…

 

Il valore dell’arte di Barazzutti, al di là della mirabolante maestria tecnica, è nel dinamico e oscillante equilibrio tra razionale e irrazionale: l’uomo moderno ha tentato di negare tale conciliazione, mortificando tutti ciò che è illogico in nome di un utopico progresso raziocinante; ma tale atteggiamento porta all’enantiodromia, quel gravissimo morbo per cui, inseguendo la ragione, si finisce per incontrare la follia.

 

Nota a margine: dopo tanti anni, nei momenti di forte insicurezza come in quelli di estremo entusiasmo, sono tornata a cantare la filastrocca degli Elefanti che dondolano… ho scoperto che dall’osservazione dei Rotolofanti si può trarre grande giovamento…

 

di Cecilia Paolini



sviluppo e realizzazione grafica a cura di Raffaele Verna