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bruno melappioni

 

BRUNO MELAPPIONIIl maestro Bruno Melappioni disegna a tre dimensioni, scolpisce l’aria, insegna non ciò che sa, ma ciò che già conoscono i suoi allievi e di cui ancora non sono consapevoli; il maestro Bruno Melappioni è paziente come delicata è la sua arte, la sua mente è elastica e aperta come le sue sculture; è impossibile apprezzare fino in fondo l’arte di Melappioni senza conoscere quel grande uomo che con mansueta determinazione piega il metallo per rendere visibile l’essenziale.

 

Nell’eterna diatriba culturale che pone l’arte accademica contro l’arte del concetto e delle nuove tecnologie, Melappioni con intelligente semplicità ha dato il proprio contributo a un nuovo modo di fare arte, partendo da materiali poverissimi ma antichi quanto il mondo, utilizzando una figuratività che addirittura affonda le proprie radici nel ritratto, ma interpolando questi due fattori tradizionali per un punto di vista assolutamente inesplorato nell’ambito della scultura. Le creazioni di Melappioni, infatti, sono un completo rovesciamento logico della composizione scultorea: il disegno è visibile e iperrealistico, la volumetria è inconsistente.

 

Melappioni disegna a tre dimensioni perché utilizza fili di metallo per delineare nello spazio le figurazioni e scolpisce l’aria perché di fatto questi fili che si intrecciano imprigionano un vuoto che in questo modo prende consistenza. La semplicità di questo nuovo modo di concepire la scultura è disarmante: l’arte di Melappioni attrae con sofisticata facilità lo sguardo di tutti, anche di chi è completamente a digiuno d’arte (se ciò fosse possibile…); forse il commento più efficace che ho sentito sull’opera di Melappioni fu detto da un trasportatore che mi aiutò ad allestire la mostra “Il Filo Continuo” presso i Musei di S. Salvatore in Lauro a Roma: l’efficacia di queste sculture a fil di ferro consiste nella possibilità di vedere al di là dell’opera stessa, visione preclusa con il tradizionale modo di concepire la scultura per volumetria positiva.

 

I lavori di Melappioni permettono, dunque, di percepire contemporaneamente anche l’ambiente intorno e soprattutto ciò che è dietro, come se l’ambiente stesso facesse parte della scultura, in continuità tra il lavoro artistico e la realtà. Come l’ambiente entra a far parte delle sculture, così il lavoro dell’artista è intrinsecamente legato all’uomo Melappioni: è fisicamente difficile e faticoso piegare il metallo in modo così preciso da comporre ritratti tridimensionali, ma per Melappioni diventa un esercizio mentale e spirituale. In una delle conversazioni più utili della mia vita, Melappioni mi disse che il segreto della realtà consiste nell’avere il coraggio di porsi al centro della propria esistenza e piegare, con costanza e determinazione, il mondo che ci circonda, lasciando che gli eventi accadano.

 

Ecco, Melappioni piega il ferro con la stessa forza gentile con cui trascorre la propria vita e insegna arte lasciando che l’inclinazione dei propri allievi, semplicemente, accada…

 

di Cecilia Paolini



sviluppo e realizzazione grafica a cura di Raffaele Verna