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lorena peris

 

LORENA PERISL’arte figurativa, come tutti i linguaggi universali, è una forma di comunicazione; forse la più immediata, perché non necessita di un tempo per poter essere fruita. Dai tempi di Apelle e Protogene, tutti i grandi artisti hanno sempre cercato il compiacimento per la propria arte innanzitutto dalla cerchia dei loro stessi colleghi, tentando di stabilire su di loro il primato dell’abilità tecnica o dell’originalità d’ingegno; secondariamente dall’ambiente dell’intellettualità, per garantirsi l’affermazione sociale e la memoria storica; in ultima battuta, non per ordine di importanza ma come diretta conseguenza delle precedenti, il consenso da parte dei collezionisti, per la naturale aspirazione all’agio economico.

 

Anche se ovviamente si tratta di una parabola riduttiva, poche personalità nella storia dell’arte, anche quella attuale, sono sfuggiti a questo paradigma. Tra i grandi virtuosi della tecnica e gli acuti innovatori dei costumi, pochi artisti hanno saputo mantenere fede a una delle fondamentali regole della buona comunicazione: l’emozione. Lorena Peris non è un’artista, ha in sé l’Arte: totalizzante, intuitiva, commovente e, soprattutto, dotata di una freschezza disarmante. Le tematiche affrontate nei diversi cicli hanno tutte lo stesso filo conduttore: narrare l’incantevole fiaba della vita quotidiana, composta da sentimenti che accomunano ogni essere umano, nella semplicità di un’emozione.

 

Allora nei suoi dipinti le uova sono simbolo femminile e di nascita, non perché legate a una determinata cultura iconografica, ma perché qualsiasi essere vivente conosce la Natura. In questa mitizzazione del quotidiano, una prorompente gioia di vivere coinvolge l’osservatore ed ecco che si compie il miracolo della comunicazione universale: non mi è ancora capitato di vedere alcuna donna rimanere indifferente davanti a “L’Uomo che voleva e poi volava”; non ho ancora visto alcuno non sorridere davanti a “La Madonna del latte combina marachelle”.

 

Al contrario ho visto molte persone rimanere sinceramente commossi di fronte al dittico “Discorso sulla Nascita”, l’opera che a oggi mi sembra più di ogni altra costituire un punto focale nella ricerca estetica di quest’artista. Lo stile volutamente espressionista, composto da movimenti più che da figurazioni, da espressioni più che da volti, arricchito dall’uso di tecniche tradizionali e da pigmenti pregiati, conferma la facilità con cui Lorena Peris interloquisce con il mondo attraverso la sicura arma dell’innocenza. La perizia tecnica di questa donna d’Accademia si nota nei disegni: nel ciclo “Donna Lorena è corsa in India” è sufficiente una macchia di colore per evocare efficacemente il profumo di quei luoghi lontani, tre linee per mostrare un intero paesaggio, due sguardi appena abbozzati per narrare un incontro.

 

Un celeberrimo Idiota profetizza che la Bellezza salverà il mondo, sicuramente le opere di Lorena Peris compiono il piccolo miracolo di rasserenare l’animo di chi le guarda.

 

di Cecilia Paolini

www.associazionegap.it



sviluppo e realizzazione grafica a cura di Raffaele Verna