HOME

 Newsletter


       


 Contatti





Acconsento al trattamento dei dati personali D.lgs. 196 30/6/03


 Esponi





Sfoglia


Acconsento al trattamento dei dati personali D.lgs. 196 30/6/03  




ART G.A.P. GALLERY
Modern & Contemporary Art
Via San Francesco a Ripa, 105/a
00153 - Roma - RM
Tel: 06.9360201
Fax: +391782742871
E-mail:
P. Iva 11254831008

luigi cervone

 

LUIGI CERVONELa differenza tra piacevolezza visiva ed esperienza estatica consiste sostanzialmente nella memoria: il piumaggio particolarmente colorato e sontuoso di un giovane pavone, per quanto possa compiacere la vista, sarà sempre imparagonabile al ricordo del volo di un gabbiano verso cui l’occhio, ma dovrei dire l’animo, si è distrattamente fermato, rinchiuso nella stanza dei doveri quotidiani, assurgendo quell’animale, privo di grazia nel canto e nell’aspetto, alla più leggiadra delle creature poiché libera nelle proprie mirabolanti traiettorie, così simili ai pensieri umani.

 

Ecco, la vivida memoria, così potente da evocare la stessa fascinazione vissuta, è la garanzia di uno stato di grazia irraggiungibile se inseguito soltanto attraverso il godimento estetico. Davanti alle opere di Cervone, anche della prima, fuggevole, vista la definizione corretta non potrebbe essere “diletto”, semmai “visibilio”; ma di quanto la perizia tecnica di quelle anatomie evochi ben più della semplice attrazione retinica lo si comprende una volta distolto lo sguardo, quando i sensi si sopiscono, o meglio vengono richiamati dal ricordo intellettuale di quelle visioni. La potenza della pittura di Cervone consiste nel far dimenticare la meschinità del compiacimento sensuale a favore di un desiderio ben più profondo, il cui appagamento è l’unica via per prendere parte a quella felicità atavica che costituisce il lento e inesorabile perpetrarsi della coscienza collettiva.

 

Questo potere fascinatorio avviene, non a caso, proprio istigando i sensi, attraverso composizioni estetiche estremamente studiate, consapevolmente seducenti tanto da essere talvolta furbescamente enigmatiche; il fine ultimo di tali lusinghe per gli occhi non consiste, appunto, nel compiacimento visivo: non è forse per le luminescenti pieghe di quel manto bianco in cui è avvolta la donna di “Ligneo Presagio d’Autunno” che si ha l’impressione di quanto belle e piacevoli siano le sue rughe? Non è forse per quelle labbra allargate in un sorriso saggio e consapevole che percepiamo l’idea della morte come naturale, finalmente priva di paura o dolore?

 

In un quotidiano che impone un’insulsa estetica della giovinezza, che arriva a simulare stupidità e inesperienza pur di allontanare l’idea della maturità e, di conseguenza, della morte, senza rispetto o considerazione della verità per cui non è la pelle, piuttosto il temperamento che ci rende eterni, avremmo mai potuto ammirare un nugolo di rughe come esternazione di “bellezza”, o concepire l’idea della morte corporea, così come si accetta che il tramonto del sole avvenga sempre prima man mano che ci si allontana dal caldo estivo? Per arrivare a tali verità è necessario un linguaggio tanto universale quanto è antica la storia dell’Uomo, perché è da sempre che l’umanità nasce e muore: il linguaggio è l’arte e Cervone ne è un mirabile interprete.

 

La disarmante sensibilità con cui mostra la bella, anche se cruda, verità della vita ha il gusto di una resa, incondizionata ma in fondo anche serena: la resa di chi, dopo mille fingimenti e mille cause per giustificare se stesso, guarda “Sic Est” e si riconosce in quella coraggiosa umiliazione, con la spensierata consapevolezza di essere soltanto un uomo, ma che è nella parola “soltanto” che risiede il proprio valore.

 

di Cecilia Paolini

www.luigicervone.com



sviluppo e realizzazione grafica a cura di Raffaele Verna