“Se invito il buio, la luce scappa”

Mostra fotografica di Mario Carbone

TIPOLOGIA: Mostra personale
INAUGURAZIONE: sabato 1 aprile 2023 ore 18:00
DATE: 1 aprile > 21 aprile 2023

CURATORE: Annalisa Di Domenico
ARTISTA: Mario Carbone

TESTO DI: Annalisa Di Domenico

Orari: ven./sab. 16:00 – 19:00
Telefono: 06.96115866
E-mail: info@artgap.it

Facebook: ART GAP
Instagram: art_gap_gallery

 

Dal 1 al 21 aprile 2023 la galleria Art GAP, a due passi da Largo di Torre Argentina, è lieta di accogliere la personale fotografica “Se invito il buio, la luce scappa” di Mario Carbone, a cura di Annalisa Di Domenico. La mostra verrà inaugurata sabato 1 aprile 2023 alle ore 18:00.

Mario Carbone fotografa situazioni, sguardi, architetture, che trascendono il tempo. Egli non rincorre la bellezza di un’immagine effimera, ma fissa una verità data dagli elementi quotidiani dell’esistenza. Chi guarda le opere di Carbone non può che riconoscersi nel vissuto che lo lega ai suoi simili: ci si rivede nel ragazzino con la palla sotto la maglietta che sembra “incinto”, per riprendere le parole dei bambini, e non si può non provare empatia se si inciampa negli occhi disperati della donna all’osteria “Al vero Albano”, dove si incontravano gli artisti romani negli anni ’50, appoggiata al muro e chiusa nel suo malessere. L’opera fotografica di Carbone va oltre la ricerca della composizione e delle simmetrie, perché egli indaga la verità delle atmosfere di una Roma in bianco e nero in cui due giovani discutono questioni d’amore o due donne scrivono su un piccolo taccuino, incuranti della forza dell’Arco di Costantino, che si erge alle loro spalle. Ma è nella ricerca della luce, o del “buio”, che si scopre la forza delle immagini di questo artista. Contrasti netti disegnano i volumi e ne delineano le figure, come in un dipinto di Raffaello, il buio sembra temere la vicinanza dei toni più chiari, i quali rivelano l’immagine nella sua crudezza. Qui le rughe sul volto della donna anziana evidenziano una vita dura che l’ha segnata non solo nell’animo e la freschezza del viso della donna indiana, imprigionata in un mondo sordo, evidenzia la sua inquietudine. Anche nelle opere a colori, l’artista restituisce la forza della poesia di immagini semplici, attraverso tinte tenui di un mondo quasi rarefatto. In una Piazza del Popolo silenziosa, ritroviamo la figura di una donna seduta su una panchina, cinta in un abito celeste che, persa nei suoi pensieri, sembra voglia suggerire un attimo contemplativo in una città caotica o il piede di una statua antica, in primo piano, scritto da vandali metropolitani che hanno voluto lasciare la loro impronta nel tempo. In tutti questi scatti, Carbone fa rivivere l’umanità che ci ha preceduto, che si è sgretolata ed è divenuta invisibile. Nelle sue inquadrature, egli esplora il mondo eterogeneo degli uomini e delle donne, in un mix di espressioni che partono sempre dalla vita vera. La mostra è un racconto visivo, organizzato con immagini che dialogano due a due, in cui le persone interpretano la precarietà dell’esistenza umana e che Carbone fissa come impressioni fotografiche al di là del proprio tempo.

Testo critico di Annalisa di Domenico.